mercoledì 17 dicembre 2014

PD vota NO e salta il taglio dello stipendio ai Consiglieri Regionali. Il loro portafoglio rimane invariato



PIEMONTE - Il promesso adeguamento dell'emolumento dei politici regionali pari all'indennità del sindaco del capoluogo si impantana nelle rivendicazioni previdenziali. Respinta la proposta di Laus quale mirava ad anticipare entro la fine dell'anno la riforma Boschi

L’avevano promesso solennemente, prima in campagna elettorale e poi all’esordio della nuova legislatura: i consiglieri regionali del Piemonte ridurranno il loro stipendio adeguandolo a quello del sindaco del comune capoluogo di Regione. Facile a dirsi, assai meno tradurre in concreto le buone intenzioni. E così dopo aver “limato” del 10% le indennità lorde, un taglio abbondantemente compensato dall’aumento dovuto all’abolizione delle trattenute per il vitalizio, il provvedimento si è impantanato nelle secche delle rivendicazioni “previdenziali”. Nel Pd, che il 16 Dicembre ha affrontato in una turbolenta riunione di gruppo la questione, non c’è una linea comune, se non quella di rinviare, in attesa che il ddl Boschi di riforma costituzionale diventi legge. Insomma, alle calende greche. I consiglieri regionali democratici, infatti, hanno respinto al mittente la proposta del presidente del Consiglio Mauro Laus che mirava al taglio portando l’emolumento nell'ordine dei 7 mila euro lordi mensili, grosso modo quanto percepisce Piero Fassino – e affrontare successivamente le posizioni previdenziali. Il n. 1  di Palazzo Lascaris e compagno di partito, sconfessato  in uno scontro al fulmicotone con il capogruppo e segretario regionale Davide Gariglio. Eppure era stato lo stesso premier Matteo Renzi, proprio a Torino a fianco di Sergio Chiamparino, a dettare la linea.



«La proposta di Laus è condivisibile in tutti i suoi aspetti, al metto di qualche correttivo soprattutto sui rimborsi forfettari - dice Gariglio - ma manca della seconda gamba, ovvero la questione previdenziale, vista l’abolizione del vitalizio». In questa direzione va l’emendamento che presenterà oggi Gariglio per estendere le condizioni previste dal Tuel – il testo unico degli enti locali, all'articolo 86 - anche ai consiglieri regionali. Una proposta, quella di Gariglio, che prevede, per le regioni che hanno abolito il vitalizio – è il caso del Piemonte – la necessità di farsi carico degli oneri previdenziali e assistenziali per i consiglieri e assessori in aspettativa, sia che essi siano lavoratori dipendenti o autonomi. Una misura che tuttavia non copre coloro che un lavoro, al di là dell’incarico politico, non ce l’hanno.

A buttare acqua sul fuoco è il presidente Laus che in una nota si dice «convinto che l’ulteriore riduzione delle indennità dei consiglieri regionali piemontesi, nella direzione di anticipare la riforma nazionale, possa trovare un’ampia maggioranza nell’assemblea di Palazzo Lascaris». 

Staremo ad Assistere l'evolversi di una situazione controversa, quale porta come al solito il PD, come fu per gli 80,00 euro di Renzi, a predicar bene, ma di fatto far male. 

Fabio Sanfilippo